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Forme differenziali chiuse e superfici

Costruzione di un potenziale per una forma differenziale chiusa su un aperto convesso

Section titled “Costruzione di un potenziale per una forma differenziale chiusa su un aperto convesso”

Sia 𝐸⊆ℝ𝑛 un insieme aperto convesso, e sia 𝜔=𝐹⋅d𝑥 una forma differenziale chiusa su 𝐸.

In base al teorema della lezione precedente, sappiamo che esiste un potenziale 𝑈:𝐸→ℝ di 𝜔, ovvero una funzione 𝑈∈𝐶2(𝐸) tale che ∇𝑈(𝒙)=𝐹(𝒙).

Procedura per la costruzione della funzione 𝑈:

  1. Consideriamo il caso 𝑖=1, cioè imponiamo:

    𝜕𝑈𝜕𝑥1(𝑥1,…,𝑥𝑛)=𝐹1(𝑥1,…,𝑥𝑛)
  2. Fissiamo 𝑥2,…,𝑥𝑛 ed integriamo rispetto ad 𝑥1:

    𝑈(𝑥1,…,𝑥𝑛)=∫𝐹1(𝑥1,…,𝑥𝑛)d𝑥1=𝑈1(𝑥1,…,𝑥𝑛)+𝑐1(𝑥2,…,𝑥𝑛)

    dove 𝑐1 rappresenta la costante di integrazione rispetto a 𝑥1.

  3. Ora passiamo ad 𝑖=2:

    𝜕𝑈𝜕𝑥2=𝜕𝑈1𝜕𝑥2(𝑥1,…,𝑥𝑛)+𝜕𝑐1𝜕𝑥2(𝑥2,…,𝑥𝑛)=𝐹2(𝑥1,…,𝑥𝑛)

    Quindi:

    𝜕𝑐1𝜕𝑥2(𝑥2,…,𝑥𝑛)=𝐹2(𝑥1,…,𝑥𝑛)−𝜕𝑈1𝜕𝑥2(𝑥1,…,𝑥𝑛)
  4. Si osserva che questa uguaglianza è indipendente da 𝑥1. Questa proprietà può essere verificata applicando la regola delle derivate parziali incrociate, che sono uguali dato che 𝜔 è chiusa.

    𝜕2𝑐1𝜕𝑥1𝜕𝑥2(𝑥2,…,𝑥𝑛)=𝜕𝐹2𝜕𝑥1(𝑥1,…,𝑥𝑛)−𝜕2𝑈1𝜕𝑥1𝜕𝑥2(𝑥1,…,𝑥𝑛)=𝜕𝐹2𝜕𝑥1(𝑥1,…,𝑥𝑛)−𝜕𝐹1𝜕𝑥2(𝑥1,…,𝑥𝑛)=0

    Per trovare 𝑐1 integriamo rispetto a 𝑥2:

    ∫𝜕𝑐1𝜕𝑥2(𝑥2,…,𝑥𝑛)d𝑥2=𝑈2(𝑥2,…,𝑥𝑛)+𝑐2(𝑥3,…,𝑥𝑛)

    sostituendo, si ottiene:

    𝑈(𝑥1,…,𝑥𝑛)=𝑈1(𝑥1,…,𝑥𝑛)+𝑈2(𝑥2,…,𝑥𝑛)+𝑐2(𝑥3,…,𝑥𝑛)
  5. Dopo aver svolto questa procedura per tutte le variabili, otteniamo che la funzione 𝑈 sarà della forma:

    𝑈(𝑥1,…,𝑥𝑛)=𝑈1(𝑥1,…,𝑥𝑛)+𝑈2(𝑥2,…,𝑥𝑛)+…+𝑈𝑛−1(𝑥𝑛−1,…,𝑥𝑛)+𝑈𝑛(𝑥𝑛)+𝑐𝑛

    dove 𝑐𝑛∈ℝ. Questa funzione 𝑈 è dunque la funzione potenziale richiesta.

In senso intuitivo, una superficie è un oggetto bidimensionale, privo di spessore.

Una curva di Jordan è una curva piana 𝛾:[𝑎,𝑏]→ℝ2 semplice e chiusa.

Proprietà:

  • Il sostegno Γ=𝛾([𝑎,𝑏]) divide il piano in due insiemi aperti: uno limitato, che designiamo come interno della curva (𝐷int), e l’altro illimitato, che chiamiamo esterno della curva (𝐷est).
  • 𝐷int e 𝐷est hanno la stessa frontiera che coincide con Γ.

Un sottoinsieme 𝑆⊂ℝ3 è definito superficie (elementare) se esiste una mappa 𝜎:𝐷̅⊆ℝ2→ℝ3, 𝜎(𝑢,𝑣)=(𝑥(𝑢,𝑣),𝑦(𝑢,𝑣),𝑧(𝑢,𝑣)), che soddisfa le seguenti condizioni:

  • 𝐷 è un aperto di ℝ2, interno di una curva di Jordan.
  • 𝜎 è continua e 𝜎:𝐷→ℝ3 è iniettiva.
  • 𝜎(𝐷)=𝑆

Una funzione verificante le precedenti condizioni è detta una parametrizzazione di 𝑆.

𝑆 si dice una superficie cartesiana se esiste una parametrizzazione 𝜎:𝐷̅⊆ℝ2→ℝ3 del tipo:

𝜎(𝑢,𝑣)={(𝑓(𝑢,𝑣),𝑢,𝑣)(𝑢,𝑓(𝑢,𝑣),𝑣)(𝑢,𝑣,𝑓(𝑢,𝑣))

dove 𝑓:𝐷̅→ℝ continua.

Osservazioni:

  • A differenza delle curve, il nome superficie è dato all’immagine della parametrizzazione e non alla parametrizzazione stessa.
  • La definizione attuale si riferisce esclusivamente a superfici limitate.
  • Data una superficie 𝑆⊂ℝ3, la sua parametrizzazione non è unica.

La definizione di punto interno e di bordo da un punto di vista intrinseco differisce da quelle frontiera e parte interna di 𝑆 vista come sottoinsieme di ℝ3 (in quanto 𝜕𝑆=𝑆 e 𝑆̇=∅).

  • Un punto 𝒙∈𝑆 si dice interno ad 𝑆 se esiste un intorno 𝐵(𝒙,𝑟) ed una parametrizzazione 𝜎𝑝:𝐷𝑝̅⊆ℝ2→ℝ3 di 𝐵(𝒙,𝑟)∩𝑆̅ tale che 𝒙∈𝜎𝑝(𝐷𝑝).

    L’insieme di punti interni di 𝑆 si denota con 𝑆′.

  • Si chiama bordo di 𝑆 (bor(𝑆)) l’insieme dei punti che non sono interni ad 𝑆, ovvero bor(𝑆)=𝑆∖𝑆′.

Regolarità di una superficie e piano tangente

Section titled “Regolarità di una superficie e piano tangente”

La regolarità (𝐶1) della parametrizzazione di una superficie non basta per garantire l’esistenza del piano tangente ad essa.

Siano:

  • 𝜎:𝐷̅→𝑆 di classe 𝐶1
  • 𝜎(𝑢,𝑣)=(𝑥(𝑢,𝑣),𝑦(𝑢,𝑣),𝑧(𝑢,𝑣))
  • 𝛾:[𝑎,𝑏]→𝐷 di classe 𝐶1
  • 𝛾(𝑡)=(𝑢(𝑡),𝑣(𝑡))
  • 𝛾(𝑡0)=(𝑢0,𝑣0)
  • 𝛾′(𝑡0)≠𝟎
  • 𝛾̃:[𝑎,𝑏]→𝑆
  • 𝛾̃(𝑡)=𝜎(𝛾(𝑡))=(𝑥(𝛾(𝑡)),𝑦(𝛾(𝑡)),𝑧(𝛾(𝑡)))

L’esistenza del piano 𝜋 tangente a 𝑆 in un punto interno 𝜎(𝑢0,𝑣0) dovrebbe implicare che, per qualsiasi curva 𝛾 che rispetti le condizioni stabilite:

  • anche 𝛾̃ è una curva di classe 𝐶1 con 𝛾̃′(𝑡0)≠𝟎;
  • la retta tangente a 𝛾̃, passante per 𝛾̃(𝑡0) deve appartenere a 𝜋;

Per la RDC:

𝛾̃′(𝑡0)=𝑢′(𝑡0)𝜎𝑢(𝑢0,𝑣0)+𝑣′(𝑡0)𝜎𝑣(𝑢0,𝑣0)

dove:

𝜎𝑢(𝑢,𝑣)=𝜕𝜎𝜕𝑢(𝑢,𝑣)=(𝜕𝑥𝜕𝑢,𝜕𝑦𝜕𝑢,𝜕𝑧𝜕𝑢)𝜎𝑣(𝑢,𝑣)=𝜕𝜎𝜕𝑣(𝑢,𝑣)=(𝜕𝑥𝜕𝑣,𝜕𝑦𝜕𝑣,𝜕𝑧𝜕𝑣)𝛾′(𝑡0)=(𝑢′(𝑡0),𝑣′(𝑡0))

Vogliamo imporre che 𝛾̃′(𝑡0)≠𝟎 al fine di verificare la regolarità della superficie nel punto 𝜎(𝛾(𝑡0)).

Affinché 𝛾̃′(𝑡0)≠𝟎 per ogni curva ammissibile (con 𝛾′(𝑡0)≠𝟎), è necessario che 𝜎𝑢(𝑢0,𝑣0) e 𝜎𝑣(𝑢0,𝑣0) siano linearmente indipendenti. Di conseguenza, il loro prodotto vettoriale sarà diverso da 𝟎.

Consideriamo il piano 𝜋 definito dall’equazione parametrica:

𝜋=𝜎(𝑢0,𝑣0)+𝜆𝜎𝑢(𝑢0,𝑣0)+𝜇𝜎𝑣(𝑢0,𝑣0)

e osserviamo che la sua equazione cartesiana corrisponde a:

𝑎(𝑥−𝑥0)+𝑏(𝑦−𝑦0)+𝑐(𝑧−𝑧0)=0

dove:

  • (𝑎,𝑏,𝑐)=𝜎𝑢(𝑢0,𝑣0)×𝜎𝑣(𝑢0,𝑣0)≠𝟎;
  • (𝑥0,𝑦0,𝑧0)=𝜎(𝑢0,𝑣0);

Pertanto, se (𝑥,𝑦,𝑧)∈𝜋, esistono 𝜆 e 𝜇 tali che

(𝑥,𝑦,𝑧)=𝜎(𝑢0,𝑣0)+𝜆𝜎𝑢(𝑢0,𝑣0)+𝜇𝜎𝑣(𝑢0,𝑣0)

Si osserva anche che la retta tangente a 𝛾̃(𝑡0), di equazione parametrica:

(𝑥,𝑦,𝑧)=𝜎(𝑢0,𝑣0)+𝛾̃′(𝑡0)(𝑡−𝑡0)=𝜎(𝑢0,𝑣0)+(𝑢′(𝑡0)𝜎𝑢(𝑢0,𝑣0)+𝑣′(𝑡0)𝜎𝑣(𝑢0,𝑣0))(𝑡−𝑡0)=𝜎(𝑢0,𝑣0)+𝑢′(𝑡0)(𝑡−𝑡0)𝜎𝑢(𝑢0,𝑣0)+𝑣′(𝑡0)(𝑡−𝑡0)𝜎𝑣(𝑢0,𝑣0)

appartiene a 𝜋.

Sia 𝑆⊆ℝ3 una superficie e sia 𝒙0∈𝑆.

𝒙0 si dice regolare se esistono 𝐵(𝒙0,𝑟) e una parametrizzazione 𝜎:𝐷̅→ℝ3 di 𝐵(𝒙0,𝑟)∩𝑆̅ tali che:

  • 𝜎 sia di classe 𝐶1;
  • 𝜎𝑢(𝑢0,𝑣0)×𝜎𝑣(𝑢0,𝑣0)≠𝟎, dove 𝜎(𝑢0,𝑣0)=𝒙0;

In questo caso, 𝜋 è il piano tangente ad 𝑆 nel punto 𝒙0.