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Trasformata di Fourier e teorema di Parseval

Prendiamo la definizione di potenza di un segnale periodico e sostituiamo 𝑥(𝑡) con la sua rappresentazione di Fourier.

𝑃𝑥=1𝑇0∫0𝑇0(∑𝑘=−∞+∞𝑋𝑘𝑒𝑗2𝜋𝑘𝑓0𝑡∑𝑘′=−∞+∞𝑋𝑘′𝑒𝑗2𝜋𝑘′𝑓0𝑡)d𝑡=1𝑇0∑𝑘=−∞+∞∑𝑘′=−∞+∞𝑋𝑘𝑋𝑘′∫0𝑇0𝑒𝑗2𝜋(𝑘+𝑘′)𝑓0𝑡d𝑡

∫0𝑇0𝑒𝑗2𝜋(𝑘+𝑘′)𝑓0𝑡d𝑡 vale 𝑇0 se 𝑘+𝑘′=0, o 0 altrimenti. L’integrale è quindi non nullo solo per 𝑘′=−𝑘:

𝑃𝑥=1𝑇0∑𝑘=−∞+∞𝑋𝑘𝑋−𝑘𝑇0=∑𝑘=−∞+∞𝑋𝑘𝑋−𝑘=∑𝑘=−∞+∞|𝑋𝑘|2

La potenza media del segnale è pari alla somma delle potenze delle singole armoniche.

La serie di Fourier è limitata: si può applicare solo a segnali periodici. Vogliamo generalizzare.

Prendiamo un’onda quadra di ampiezza unitaria con ritorno a 0 e periodo 𝑇0. Ogni rettangolo avrà durata 𝜏. La sua serie di Fourier sarà:

𝑥(𝑡)=∑𝑘=−∞+∞rect(𝑡−𝑘𝑇0𝜏)⇔𝑋𝑘=𝜏𝑇0sinc(𝑘𝑓0𝜏)

Per deperiodizzare il segnale possiamo far tendere 𝑇0 a infinito: in questo modo le prime repliche dell’onda si sposterebbero a ±∞, lasciando solo un rettangolo centrato nell’origine.

𝑥(𝑡)≃rect(𝑡𝜏)Rappresentazione grafica della deperiodizzazione

Prendiamo un segnale periodico 𝑥(𝑡), dove 𝑤(𝑡) è la funzione che rappresenta il segnale in ogni periodo. Riscriviamo il segnale come:

𝑥(𝑡)=∑𝑘=−∞+∞𝑤(𝑡−𝑘𝑇0)=𝑤(𝑡)∗∑𝑘=−∞+∞𝛿(𝑡−𝑘𝑇0)

Per 𝑇0→∞, il segnale 𝑥(𝑡) coinciderà con 𝑤(𝑡).

All’allontanarsi delle repliche del segnale, le righe dello spettro diventano sempre più fitte (le frequenze hanno distanza 1𝑇0) mentre l’ampiezza dei coefficienti di ogni armonica si riduce.

Lo spettro tende a diventare una funzione continua, la cui ampiezza tende a 0. Per evitare questo problema, definiamo un coefficiente di Fourier modificato:

𝑋𝑘′=𝑋𝑘𝑇0=∫−𝑇02𝑇02𝑤(𝑡)𝑒−𝑗2𝜋𝑘𝑓0𝑡d𝑡

e quindi la relativa serie modificata:

𝑥(𝑡)=∑𝑘=−∞+∞𝑋𝑘′𝑒𝑗2𝜋𝑘𝑓0𝑡𝑓0

La trasformata di Fourier e la sua inversa si ottengono portando 𝑇0 a ∞:

  • Inversa (IFT): 𝑥(𝑡)=∫−∞+∞𝑋(𝑓)𝑒𝑗2𝜋𝑓𝑡d𝑓
  • Diretta (FT): 𝑋(𝑓)=∫−∞+∞𝑥(𝑡)𝑒−𝑗2𝜋𝑓𝑡d𝑡

A differenza della serie, 𝑋(𝑓) è una funzione continua in 𝑓, quindi lo spettro sarà continuo.

𝑥(𝑡)↔ℱ︀𝑋(𝑓) costituisce una ‘coppia’ di Fourier. Si può passare da uno all’altro con la FT e la IFT, ma l’informazione contenuta è identica.

  • Simmetrie:

    • Hermitiana: 𝑋(𝑓)=𝑋(−𝑓)̅
    • segnale pari: 𝑋(𝑓)=2∫0+∞𝑥(𝑡)cos(2𝜋𝑓𝑡)d𝑡
    • segnale dispari: 𝑋(𝑓)=−2𝑗∫0+∞𝑥(𝑡)sin(2𝜋𝑓𝑡)d𝑡
  • Linearità: 𝑧(𝑡)=𝑎𝑥(𝑡)+𝑏𝑦(𝑡)⇒𝑍(𝑓)=𝑎𝑋(𝑓)+𝑏𝑌(𝑓)

  • Fattore di scala: 𝑥(𝑡)↔ℱ︀𝑋(𝑓)⇒𝑥(𝛼𝑡)↔ℱ︀1|𝛼|𝑋(𝑓𝛼)

    Se comprimiamo un segnale, le frequenze diventano più alte e quindi lo spettro si allarga. Se lo espandiamo, succede il contrario.

  • Ritardo: 𝑥(𝑡)↔ℱ︀𝑋(𝑓)⇒𝑥(𝑡−𝑇)↔ℱ︀𝑋(𝑓)𝑒−𝑗2𝜋𝑓𝑇

    Le componenti frequenziali non vengono modificate: cambia solo la loro fase. Lo sfasamento è proporzionale alla frequenza.

  • Teorema di dualità: (𝑥(𝑡)↔ℱ︀𝑋(𝑓))⇔(𝑋(𝑡)↔ℱ︀𝑥(−𝑓))

    Nella seconda corrispondenza, 𝑋(𝑡) è un segnale nel tempo che ha la stessa forma di 𝑋(𝑓), mentre 𝑥(−𝑓) è la rappresentazione in frequenza che ha la stessa forma di 𝑥(𝑡).

    Se conosciamo la trasformata di un segnale, possiamo ricavare anche quella del segnale che ha l’andamento del suo spettro.

  • Teorema della convoluzione: 𝑥(𝑡)∗𝑦(𝑡)⇔𝑋(𝑓)𝑌(𝑓)

  • rettangolo: 𝑥(𝑡)=𝐴rect(𝑡𝑇)↔ℱ︀𝑋(𝑓)=𝐴𝑇sinc(𝑓𝑇)
  • costante: 𝑥(𝑡)=𝐴↔ℱ︀𝑋(𝑓)=𝐴𝛿(𝑓)
  • esponenziale causale (con 𝛼>0): 𝑥(𝑡)=𝑢(𝑡)𝑒−𝛼𝑡↔ℱ︀𝑋(𝑓)=1𝛼+𝑗2𝜋𝑓
  • sinusoidi, che contengono una sola componente frequenziale:

    • 𝑥(𝑡)=cos(2𝜋𝑓0𝑡)↔ℱ︀𝑋(𝑓)=12(𝛿(𝑓+𝑓0)+𝛿(𝑓−𝑓0))
    • 𝑥(𝑡)=sin(2𝜋𝑓0𝑡)↔ℱ︀𝑋(𝑓)=𝑗2(𝛿(𝑓+𝑓0)−𝛿(𝑓−𝑓0))