Skip to content

Teorie organizzative e analisi strategica

Le teorie organizzative nacquero per analizzare i soggetti dell’organizzazione e il loro operare all’interno di strutture.

Si focalizzano su soggetto/individuo oppure su sistemi, ovvero le entità che si formano dall’interazione tra i soggetti.

Con diversi approcci:

  • deterministico: scientifico e legato ad una visione economica/burocratica/amministrativa;
  • possibilistico: introduce aspetti comportamentali e individuali;

All’interno della scuola classica ritroviamo 3 teorie:

Teoria sviluppatasi nel Nord America (catena di montaggio Ford) che propone un sistema di gestione e direzione dell’organizzazione basato su 4 principi:

  • sviluppo di conoscenze su basi scientifiche: formalizzazione dell’insieme di azioni che sono il contenuto della mansione;
  • selezione scientifica della manodopera: valutare le competenze e il rendimento dei lavoratori, per prevedere limiti e possibilità di sviluppo;
  • preparazione e perfezionamento dei lavoratori su basi scientifiche;
  • collaborazione tra dirigenti e manodopera: la manodopera deve accettare le regole precedentemente stabilite e i dirigenti devono valutare equamente il lavoro altrui;

Il punto è quello di migliorare scientificamente l’efficienza della manodopera. La teoria non considera l’aspetto delle risorse umane.

Fayol mirava a rendere più scientifica l’attività direttiva, ovvero le attività di previsione, organizzazione, comando, coordinamento e controllo.

Individuò diverse funzioni all’interno di un’organizzazione:

  • tecnica: produzione e trasformazione;
  • commerciale: acquisti e vendite;
  • sicurezza: protezione dei beni e delle persone;
  • contabile: contabilità, bilanci, inventari, costi, statistiche;
  • finanziaria: ricerca e gestione dei capitali;
  • amministrativa: programmazione, organizzazione, comando, coordinamento e controllo;

Sottolineò inoltre l’importanza dei principi di: centralizzazione, ordine e gerarchia, equità, stabilità e coesione del personale e iniziativa.

Weber definisce la burocrazia come l’apparato amministrativo per l’esercizio dell’autorità legale.

Quindi:

  • La suddivisione del lavoro viene disciplinata tramite regole.
  • Bisogna uniformare i comportamenti e rendere impersonali le relazioni interne ed esterne.
  • È importante stabilire una gerarchia negli uffici.

Dai dati ottenuti dalle ricerche nelle grandi fabbriche si nota che l’aumento della produttività non era dovuto al miglioramento delle condizioni di lavoro (illuminazione, durata delle pause, retribuzione, ecc.), ma a fattori di ordine psicologico.

Le teorie motivazionali prestano attenzione al soggetto, considerando le sue motivazioni, percezioni, aspirazioni, aspettative, ecc.

Piramide di Maslow:

Piramide di Maslow

Likert osservò che le aziende potevano essere divise in 4 tipologie in base allo stile di direzione:

  • autoritario: il manager fa tutte le scelte e le impone ai subordinati;
  • paternalistico: il manager fa le scelte più importanti, e delega le altre ai suoi subordinati;
  • consultativo: il manager fa le scelte più importanti ma incoraggia i subordinati a proporre idee e soluzioni;
  • partecipativo: il manager supervisiona i subordinati, che compiono scelte in modo democratico;

La teoria enuncia che non esiste un unico tipo di leadership o di organizzazione che sia più efficiente. Il modello da assumere dipende da una serie di fattori contingenti:

  • Contingenza ambientale:

    • In ambienti instabili le aziende sono più produttive se usano una struttura poco formalizzata e maggiormente decentralizzata.
    • In ambienti stabili le aziende sono più produttive se hanno una struttura più rigida e centralizzata.
  • Contingenza strategica: secondo Chandler, le organizzazioni devono organizzarsi in base alla strategia che scelgono, basata a sua volta sui fattori ambientali e tecnologici.
  • Contingenza tecnologica: ci sono diversi stili di produzione abilitati da diverse tecnologie:

    • piccola produzione di singoli prodotti;
    • produzione di prodotti di massa;
    • produzione per processo;
  • Contingenza dimensionale: la configurazione della struttura dipende dalle dimensioni dell’organizzazione. Quelle più grandi presentano solitamente maggiore specializzazione del personale, ampio utilizzo di pianificazione e programmazione, alta formalizzazione, forte decentramento del potere.

Una transazione è lo scambio di beni/servizi tra due aziende, ma comprende anche gli aspetti non tangibili, come il tempo impiegato per trovare il fornitore e per la negoziazione.

Secondo questa teoria, sviluppata da Williamson, i costi di transazione non sono determinati dal mercato ma dall’organizzazione. Un imprenditore può infatti scegliere tra il maggiore costo e il minore controllo del comprare da un fornitore, oppure la maggiore complessità del produrre da sé.

L’obiettivo dell’impresa è quello di ottimizzare i costi di transazione agendo su alcune variabili:

  • razionalità limitata;
  • opportunismo;
  • frequenza delle transazioni;

Total quality management / Lean management

Section titled “Total quality management / Lean management”

Il lean management nasce in Giappone negli anni ‘90 e si basa sullo snellire le strutture organizzative, incentrando gli investimenti sul core business e strutturando l’organizzazione attorno ai processi.

I principali pilastri sono:

  • learning e kaizen: apprendimento e miglioramento continui;
  • policy deployment: utilizzare gli strumenti e le norme più appropriati per gestire la qualità;
  • standardization: la gestione dei processi in modo standardizzato aumenta l’efficienza;
  • total employee involvement: tutti devono sentirsi responsabili della qualità del prodotto finale;

La strategia rappresenta lo schema d’azione a medio-lungo termine di un’azienda, finalizzato a farla crescere. Si può formulare come il raccordo tra le opportunità che essa percepisce nell’ambiente esterno e le risorse di cui dispone o di cui intende dotarsi.

La tattica è la serie di azioni che l’azienda intraprende per cercare di mettere in atto la strategia.

  • strategia di corporate: si preoccupa di decidere in quali settori operare e di come distribuire le risorse aziendali tra essi;
  • strategia di business: definisce il modo di competere all’interno di uno specifico settore;
  • strategia funzionale: riguarda l’implementazione della strategia di business attraverso le funzioni operative dell’organizzazione;
Evoluzione pensiero strategico